io ballo da sola |
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| paraît qu'le bonheur est à portée de main | |
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28 Ottobre 2007
perchè io non sarò mai mercante di realtà.A volte mi siedo davanti lo specchio e mi convinco che, in qualche modo, la mente può vincere.
Come dice Dr. House, se uno si convince di stare male alla fine sta male veramente. Perchè il cervello controlla ogni cosa, quindi è ogni cosa. Basta convincere lui per convincere tutto. Così mi siedo davanti al riflesso di me stessa e cerco di penetrare tutte le barriere esistenti per giungere lì dov'è custodita la ragione, e avere finalmente un dialogo tete-a-tete con quella parte di noi che tutto può (o almeno così mi piace pensare in questo periodo di razionalità). Perchè se mi convinco di stare bene, alla fine starò bene veramente. Se mi convinco che posso farcela anche senza di te, io ce la farò. Il mio problema è che quando ti vedo, quando ti parlo, quando condivido con te anche solo mezzo cm della mia pelle, quando viviamo quei momenti di sintonia che vorrei non finissero mai... quando, come ieri sera, ci scopriamo vicini e uniti, e ci accorgiamo che il tempo non ha cambiato niente, che volendo siamo sempre noi due, basta crederci un po', basta lasciar fuori tutto il mondo e concentrarci sui nostri sguardi, sulle poesie che scrivo, sui colletti stropicciati delle tue camicie, sul tuo vivere la notte e su tutto ciò che ha comportato, sul mio fotografare tutto tranne che te, sulle mie scarpe che non c'entrano mai niente con tutto il resto... quando tutto questo prende il sopravvento, per me assume un'importanza tale che il solo ricordo basta a farmi vivere per giorni, illudendomi che tu pensi e provi esattamente la stessa cosa. Ma quando poi la sera mi lascio trascinare e mi ritrovo lì, in quel posto dove ultimamente consumi le tue notti, dietro un tavolo e un milione di cd, con delle cuffie troppo piccole e un microfono in mano, con le tue cravatte colorate portate un po' lente che fanno impazzire le ragazzine, con tutta quella gente che ti tratta da amico e che io non ho mai visto nemmeno nei nostri discorsi... lì, in quel preciso momento, mi accorgo che in realtà della tua vita di adesso io non so niente. In realtà, io continuo a vederti com'eri anni fa, esattamente come ti voglio ricordare. E l'immagine che ho di te non combacia poi così perfettamente con quella che in realtà è. Ed è proprio di questo, invece, che mi devo convincere. Vai alla home di questo BLOG Segnala un abuso nel post | *good things*1. Pensare di poter cambiare il mondo
2. Scrivere e cercare le parole giuste per farlo 3. L'acqua in tutte le sue forme, dal mare, alla pioggia prima che cada, all'odore di erba bagnata 4. Trovare in ogni cosa un motivo per cui sorridere 5. Vivere come se fosse un film *not crazy about*1. L'arrendevolezza e l'estremismo / pensare che non ci siano alternative
2. L'infinito promesso a parole / le aspettative deluse 3. Gli addii / le persone importanti che ad un certo punto spariscono / le spiegazioni che non arrivano mai 4. Sapere esattamente cosa dire e non riuscire a dirlo 5. Farmi le corse per arrivare in tempo e non trovare nessuno / la mancanza di reciprocita' Vive la FranceDes yeux qui font baisser les miens
Un rire qui se perd sur sa bouche Voila le portrait sans retouche De l'homme auquel j'appartiens Quand il me prend dans ses bras, Il me parle tout bas Je vois la vie en rose Il me dit des mots d'amour Das mots de tous les jours, Et ça me fait quelques choses Il est entré dans mon coeur, Une part de bonheur Dont je connais la cause C'est lui pour Moi, moi pour lui dans la vie Il me l'a dit, l'a juré pour la vie, Et dès que je l'apercois Alors je sens en moi, mon coeur qui bat... Des nuits d'amour a plus en finir Un grand bonheur qui prend sa place Les ennuis, des chagrins s'effacent Heureux, heureux a en mourir La vie en rose RandomAlessandro Baricco Daniel Pennac ![]() Parìs ![]() Pierre Auguste Renoir ![]() Gustav Klimt ![]() Giovanni Allevi ![]() Fabrizio De Andrè ![]() Alice in Wonderland ![]() I film di Tim Burton Mercoledì Addams WonderlandAlice domandò «Mi diresti per favore che direzione prendere?». «Dipende da dove vuoi arrivare», disse il gatto. «Non m'interessa tanto dove...» rispose Alice. «Allora non ha importanza che direzione prendi» disse il gatto. «Mi basta arrivare da qualche parte», soggiunse Alice per chiarire il suo pensiero. «Oh ma questo lo farai senz'altro -disse il gatto- basta che cammini abbastanza a lungo». Alice ammise che ciò era innegabile, per cui provò a fare un'altra domanda: «Che razza di gente abita qui attorno?». «Da quella parte -disse il gatto agitando la zampa destra- abita un cappellaio e da quella -e agitò la sinistra- abita una lepre marzolina. Vai pure a far visita a chi vuoi, sono matti tutti e due». «Ma io non voglio andare tra i matti!», fece notare Alice. «Oh, non ne puoi fare a meno -disse il gatto- qui siamo matti tutti, io sono matto, tu sei matta». «Come fai a sapere che io sono Matta?» disse Alice. «Lo devi essere per forza -rispose il gatto- altrimenti non saresti venuta qui».
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